Sciogliere il canto – “Sempre pronti!” di Vera Brosgol

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Si chiamava / Moammed Sceab / Discendente / di emiri di nomadi / suicida / perché non aveva più / Patria / Amò la Francia / e mutò nome. / Fu Marcel / ma non era Francese / e non sapeva più / vivere / nella tenda dei suoi / dove si ascolta la cantilena / del Corano / gustando un caffè. / E non sapeva / sciogliere / il canto / del suo abbandono / L’ho accompagnato / insieme alla padrona dell’albergo / dove abitavamo / a Parigi / dal numero 5 della rue des Carmes / appassito vicolo in discesa. / Riposa / nel camposanto d’Ivry / sobborgo che pare / sempre/ in una giornata / di una / decomposta fiera / E forse io solo / so ancora / che visse.

Nel 1916 vede le stampe a Udine, in soli ottanta esemplari, la prima edizione di Il porto sepolto, raccolta poetica d’esordio di un certo Giuseppe Ungaretti. Ad aprire il libro è In memoria, una lirica dedicata a Moammed Sceab, poeta di origini libanesi e amico dell’autore, morto suicida.

la prima edizione di Il porto sepolto, di Giuseppe Ungaretti

Purtroppo, tutto ciò che sappiamo della poesia di Sceab ci arriva da Ungaretti stesso, perché il “discendente di emiri nomadi” ha dato fuoco alle sue carte prima di uccidersi. Sceab, dilaniato dalla frizione di due mondi immiscibili, incarna l’archetipo del migrante che ha perso la lingua d’origine ed è parlato da una lingua non sua. Un archetipo antico, che non cessa d’incarnarsi nel presente e che annoda il canto in gola.

Credo stia tutto lì, Sempre pronti di Vera Brosgol: nella constatazione dell’incapacità di dissolversi completamente in una nuova cultura, ma anche nell’impossibilità di recuperare un fantomatico linguaggio delle origini. E, in questo interstizio arido, far germinare una nuova forma espressiva, una strategia personale per non lasciarsi abitare dal proprio abbandono e scioglierlo in canto.

spread da Sempre pronti di Vera Brosgol

Pizza ripiena ed altre vittorie del capitalismo

Vera è una ragazzina di origine russa che vive negli Stati Uniti degli anni ’90 con il fratellino e la mamma single. Non navigano nell’oro e la loro rete sociale è ristretta alla parrocchia ortodossa, animata dagli altri immigrati est europei. Tuttavia Vera, andando a scuola, entra in contatto con il mondo dei suoi coetanei americani: un mondo fatto di feste di compleanno piene di brillantini, bambole fancy, pizze con la crosta ripiena e torte gelato. Ammaliata dai fasti del consumismo, la giovane vorrebbe organizzare un pigiama party nel piccolo e spoglio appartamentino della sua famiglia e convince la madre a fare questo sforzo per integrarla nella comunità dei pari.

vignetta da Sempre pronti

Però la pizza di Dimitri’s non è come quella di Pizza Hut, le bevande di malto non assomigliano alla Coca-cola e la torta di compleanno con le scritte in cirillico non sembrano essere molto popolari. Le compagne di Vera scapperanno all’alba e l’unico risultato della festa sarà di generare nella ragazzina un profondo risentimento nei confronti del sogno americano.

Vignetta da Sempre pronti

Da qui la scelta reazionaria di tentare un ritorno alle origini: Vera convincerà la madre ad iscriverla assieme al fratellino (decisamente insofferente) al campo estivo degli scout russi.

Mai scelta fu più avventata.

Tra scoiattoli untori di rabbia, latrine comuni denominate con umorismo slavo “Hollywood”, funzioni religiose sotto la pioggia e compagne di tenda ostili, l’estate di Vera diventerà un vero rito d’iniziazione arcaico e crudele.

Tavola da Sempre pronti

Il manuale delle giovani fumettiste

L’abilità di Vera Brosgol sta nel non dire ma, con leggerezza, alludere.

Non si fa mai direttamente riferimento allo storico conflitto tra due nazioni come USA e URSS, ma l’attrito tra le due visioni del mondo e della vita di cui sono portatrici si palesano ai margini del discorso, negli oggetti, nelle usanze, nelle piccole o grandi differenze irriducibili del quotidiano.

E questa stessa abilità si traduce anche nella forma del racconto.

Tavola da Sempre pronti

La Brosgol mette in scena un vero campionario di soluzioni visuali per raccontare i rapporti tra personaggi, gli stati d’animo individuali e per, con perfetto tempismo, strappare una risata al lettore appena prima che la narrazione diventi melodrammatica. Non è un caso che in passato abbia lavorato come storyboard artist per i Laika studios (quelli di Coraline, per intenderci).

Proprio per questo suo approccio quasi pedagogico al racconto per immagini, mi sento di consigliare Sempre pronti anche a giovani lettori non particolarmente avvezzi la medium fumetto.

tavola da Sempre pronti

Autobiografia e mitizzazione del sé

Viviamo in un’epoca di viaggi dell’eroe, in cui sembra che anche una brugola, per essere venduta, debba portare con sé una storia, dei valori, promettere l’appartenenza a una comunità mitica.

brugola

L’autobiografia, in questo scenario, rischia ad ogni passo di diventare auto-brandizzazione, costruzione del proprio mito, carta d’accesso all’esistenza sul mercato e al riconoscimento pubblico. Una tendenza da cui non è certo immune il fumetto; anzi, nell’ultimo decennio abbiamo visto moltiplicarsi sugli scaffali delle librerie le opere di auto-narrazione che adottano questa modalità espressiva.

Allora in che cosa si differenzia Sempre pronti dalle molte altre opere sue gemelle? Di primo acchito verrebbe da dire in niente, ma sbaglieremmo.

tavola da Sempre pronti

Una grande abilità narrativa, unità a una piacevolezza formale, sono qui al servizio di un canto che non vuole strozzarsi in gola. Il disagio di Vera bambina è tanto intimo quanto generazionale (ovviamente io posso parlare solo posizionandomi dall’altra parte del discorso: ho all’incirca la stessa età dell’autrice e sono stato il primo della mia famiglia ad avere avuto in classe dei bambini con un cognome non italiano), e anzi universale – come ci dice la voce perduta di Sceab.

Un disagio che trova la via per sciogliersi nel disegno, nel racconto per immagini. Come suggerisce la meta-narrazione incistata nella storia principale, in cui Vera si guadagna la finta amicizia degli scoiattoli scambiandola con briciole di cibo, il racconto di sé non dovrebbe essere usato (almeno, non solo) come merce di scambio e strumento per ottenere il riconoscimento desiderato (self-marketing) ma dovrebbe essere un genuino tentativo di dare senso alla propria esperienza di vita.

cover sempre pronti

Sempre pronti di Vera Brosgol è stato pubblicato da Bao Publishing nel 2019. L’autrice, che ha un passato nel mondo dell’animazione, da alcuni anni si è dedicata al fumetto e ai libri illustrati per l’infanzia. La sua prima prova fumettistica è Anya e il suo fantasma, in Italia edito sempre da Bao Publishing (2014).


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